Gli antichi frantoi ipogei di Ugento

Gli antichi frantoi ipogei di Ugento

La tradizione agricola dell’olio d’oliva e il legame con la terra trova una forte testimonianza nelle strutture architettoniche sotterranee, abitualmente chiamati Trappeti. Infatti, il territorio salentino, compreso il comune di Ugento, conta numerosi esempi di queste antichi frantoi ipogei. Luoghi suggestivi che raccontano secoli di storia, tramandando il ricco contesto rurale che caratterizza tutta la zona del Salento. Dopo che le olive erano state raccolte e trasportate al frantoio, venivano fatte passare attraverso un apposito buco nel terreno. Successivamente, erano riposte in appositi contenitori in attesa della lavorazione. La temperatura costante del trappeto assicurava la buona conservazione del prodotto, garantendo un olio extra vergine di primissima qualità.

Il Trappeto Terenzano

Poco distante dal centro abitato di Ugento, si trova il frantoio ipogeo appartenente al complesso architettonico della Masseria Terenzano. Il nome deriva dall’antico centro abitato che venne distrutto sia dalle incursioni piratesche provenienti dal mare che dalle epidemie di peste e malaria. Un punto commerciale importante dato che metteva in comunicazione la costa di Ugento con il porto di Gallipoli. Inoltre, a questo luogo si legano alcune delle diverse vicende storiche, relative alla nobile famiglia d’Amore. Recentemente sono stati effettuati diversi lavori che hanno permesso di consolidare l’intera struttura sotterranea che un tempo ospitava ben tre torchi della cosiddetta tipologia alla Calabrese.

Il cosiddetto Trappiteddhu

Il frantoio ipogeo si trova nei pressi della Cripta del Crocefisso, prima di avere tale funzione è molto probabile che venisse impiegato come luogo di sepoltura, in base alla disposizione dello spazio circostante. L’interno è di forma rettangolare e attualmente la struttura versa in pessime condizioni, con rischi di crolli interni. Un lungo corridoio compone l’entrata, ricoperta di fitta macchia mediterranea. Nelle vicinanze sono presenti diversi siti archeologici di grande interesse, come la necropoli messapica di Sant’Antonio e i resti del villaggio Cupelle.

Il frantoio ipogeo della Titomba

Ad Ugento come in tutto il Salento sono rimasti diversi trappeti da riscoprire, come ad esempio quello che ricade all’interno dell’antica Masseria Cucuruzza. La denominazione Titomba deriverebbe dalla presenza nei dintorni di un’antica necropoli, forse di epoca romana. Il frantoio è ottenuto sfruttando l’interno di una grotta, in origine misurava 6 metri, ma venne ampliato successivamente, per aumentare la produzione olearia, raggiungendo la lunghezza complessiva di 14 metri. Accessibile grazie a una piccola scala che scende nel terreno, è stato depredato di quasi tutti gli oggetti e gli strumenti, ma si presume che fossero presenti tre torchi alla Calabrese. Un tempo l’entrata era protetta da una lastra di pietra che riportava inciso l’anno 1618, anche questa è andata perduta.

Il frantoio ipogeo della Masseria La Fumusa

Malgrado la masseria sia stata recentemente restaurata, l’omonimo trappeto ricade ancora in forte stato di abbandono. L’ambiente più grande è di forma circolare, dell’aspetto originario non rimane quasi più niente, dato che tutti gli antichi strumenti, gli arnesi e i grandi torchi, sono andati perduti nel tempo.

By Sergio Limongelli (Flickr) [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons

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